#Bullismo: non più solo nelle scuole!

Ormai si sente parlare del tema del bullismo come un fenomeno associato esclusivamente al contesto scolastico, ma purtroppo non è più così. Con il passare del tempo questo fenomeno si sta evolvendo ed espandendo, ed oltre ad uscire dalle mura scolastiche sta cambiando la sua fonte d’azione.

Il bullismo in senso stretto è inteso come una forma di sopraffazione in cui una o più persone utilizzano la forza, o il potere, per intimorire, o danneggiare, una persona più debole in modo intenzionale e ripetuto nel tempo.

Il bullismo può essere di tre tipi fondamentali: fisico, verbale e relazionale. Per quanto riguarda il primo tipo è solitamente espresso da soggetti maschili e si può manifestare già dalla scuola primaria; al secondo appartengono violenze di tipo, appunto, verbale quindi insulti, minacce e derisioni che hanno come scopo quello di umiliare la vittima; infine il terzo tipo è conosciuto anche come “bullismo femminile” e mira ad allontanare la vittima dal suo gruppo di coetanei tramite l’uso di modalità diffamatorie e con l’obiettivo di distruggere i suoi rapporti amicali. Con l’avvento di internet poi, si è vista la nascita di una nuova forma di bullismo, che ha nel web il suo terreno fertile, ovvero il cyberbullismo.

Spesso il bullismo trova la sua origine dalla non accettazione delle diversità: dall’appartenenza etnica, all’orientamento sessuale, alle scelte di vita. Questo è il bullismo “classico” come lo concepiamo nella sua forma più conosciuta; si sta però facendo spazio un’altra forma più violenta, che non mira più ad un obbiettivo scelto perché con delle caratteristiche non tollerate, ma trova la sua ragione d’essere su chiunque capiti a tiro, senza un motivo preciso; ormai si fa del male puramente per “divertirsi”.

Il branco di cui ormai si sente tanto parlare fa proprio questo: picchia, disturba, insulta, vandalizza e distrugge. E’ uscito fuori dai confini scolastici ed i suoi obbiettivi non sono più i compagni di scuola, quelli forse non bastano più, ormai non si fa distinzione tra ragazzi e adulti, belli e brutti, ricchi e poveri, si attaccano le famiglie, i disabili e si da fuoco ai clochard, come fosse tutto accettabile. Siamo tutti delle potenziali vittime e la nostra unica colpa potrebbe essere quella di trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Quando si parla di violenza gratuita da parte di un gruppo di ragazzi si pensa subito alle “baby gang” che in effetti, in senso pratico, sono molto simili al bullismo inteso come branco. La differenza fondamentale è che la prima, al suo interno, è organizzata in maniera gerarchica, come fosse una piccola organizzazione criminale e prende di mira degli obbiettivi precisi, premeditando l’azione violenta da eseguire che ha sempre come scopo un vantaggio materiale. Il secondo non ha un’ organizzazione predefinita ed agisce in base al momento, senza pensare troppo alle conseguenze, senza la consapevolezza di ciò che sta facendo e nessun vantaggio all’orizzonte, solamente quello di fare del male a qualcuno, per divertirsi e per dimostrare di essere degno di far parte del branco.

È l’accettazione da parte degli altri la benzina che spinge tutto, le dinamiche che si vengono a creare all’interno del gruppo incentivano atti sempre più pericolosi per superare il limite e dimostrare di non aver paura di niente. Per di più entra in gioco la condivisione della responsabilità per cui “mi ha detto lui/loro di farlo” oppure “io c’ero ma non ho fatto niente”, tutte cose che scagionano la coscienza del soggetto interessato e rendono ancora più difficoltoso capire le responsabilità individuali.

Il branco si forma sempre all’interno delle mura scolastiche, un bacino di aggregazione per eccellenza, ed è lì che hanno inizio i primi furtarelli, le prima prese in giro ed i primi comportamenti violenti nei confronti dei compagni. Usciti dalla scuola, naturalmente, continuano anche più indisturbati e con uno spazio d’azione decisamente più ampio.

Per esempio in vacanza, magari mandati li dai genitori, i quali anche se presenti è come se non lo fossero. Per riuscire ad agire così indisturbati è naturale che siano in possesso di una notevole dose di libertà, ed i loro genitori ignari di ciò che accade sotto il loro tetto magari sentono passare in tv l’ennesima notizia di atti violenti da parte di un branco di bulli e non sanno che ne hanno uno seduto alla loro tavola.

La famiglia in primis è colei che deve assicurare ai propri figli un’educazione adeguata ed è subito dopo la scuola che deve garantire che quell’educazione ricevuta si espanda e soprattutto che venga rispettata. Per questi motivi sono loro i primi soggetti che vengono presi in considerazione per l’attribuzione delle colpe in casi bullismo. Hanno in capo una responsabilità di tipo civile nei confronti dei ragazzi e possono incorrere in reato se non la rispettano.

È tra il preoccupante ed il rassicurante sapere che tali fenomeni non sono presenti solo in Italia, ma anche l’estero è interessato da questi problemi. Solo per fare un esempio, nel Maggio di quest’anno, in Inghilterra, un ragazzo italiano di 21 anni, trasferitosi in loco per motivi di studio, è stato picchiato selvaggiamente da un branco di bulli con età media di 16 anni. Era andato a trovare la fidanzata e stava tornando verso casa in sella alla sua bici quando improvvisamente, senza un motivo apparente, è stato scaraventato giù dalla bicicletta, accerchiato e malmenato pesantemente. Nonostante avesse con se il portafoglio e il cellulare non gli è stato rubato niente, non è stato insultato o deriso, niente che rendesse chiaro il motivo dell’aggressione. Solo puro divertimento per il branco.

Questo ci da l’idea del livello di sbandamento che sta raggiungendo la nostra società: fenomeni come questo (e ce ne sono tanti altri) sono il sintomo del decadimento dei valori, dell’egoismo elevato all’ennesima potenza, dell’odio e della violenza che si fanno sempre più strada e che ricadono prima di tutto sui giovani, che formano la loro coscienza all’interno di contesti di questo tipo e crescono pensando che alcune cose siano “normali” oppure “non così gravi”, o ancora che “lo fanno tutti quindi vuol dire che è giusto”.

Per quanto riguarda una copertura legislativa almeno nazionale, non esiste ancora una legge ad hoc per il bullismo ma lo si è inquadrato nella fattispecie del reato penale di “atti persecutori”, di cui fa parte anche lo stalking, che però si differenzia nel fatto che è stato proprio integrato con una legge esclusiva e specifica.

Pur non essendo ancora disciplinato compiutamente, la legge colpisce le singole condotte che possono ricollegarsi all’atteggiamento del bullo e che sono quindi connesse a loro volta a dei reati penali che vanno dall’istigazione al suicidio, minacce, percosse, danneggiamento, furto, lesioni ed interferenza nella vita privata.

Provare episodi di bullismo di questo genere non è per niente facile, soprattutto per la difficoltà ad inquadrare il tipo di responsabilità ricadente su ognuno. I membri di un branco mentono, si coprono a vicenda, dissimulano e sono furbi. La polizia stessa ha non poche difficoltà a contrastarli e per cercare di semplificare le ricerche si può ricorrere all’ausilio di un investigatore privato che, collaborando insieme alle forze dell’ordine, aumenta la possibilità di raggiungere dei risultati soddisfacenti, grazie anche alle prove fornite che posso essere usate in sede di giudizio.

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