Abuso #Legge104: come proteggersi dall’assenteismo

La Legge 104/92 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate è la principale fonte normativa in tema di permessi lavorativi retribuiti. Ha origine nel 1992 ed il suo testo è stato successivamente modificato negli anni. La norma si occupa nello specifico di tutelare, da una parte, i lavoratori affetti da disabilità grave e, dall’altra, i familiari che assistono persone con handicap o disabilità.

Il testo prevede una serie di giorni di permesso mensili, frazionabili anche in ore e differenti a seconda della gravità della disabilità, che gli aventi diritto possono utilizzare al fine di poter

assistere il familiare, o, nel caso di un soggetto disabile, per poter andare incontro ai limiti che la sua situazione di salute comporta.

La Normativa 104 è stata una grandissima conquista per la nostra società e nonostante la maggior parte degli aventi diritto ne faccia uso onestamente, purtroppo c’è anche chi cerca di utilizzare questo diritto in modo illecito, per perseguire i propri interessi.

Forse non tutti sanno che se il lavoratore abusa dei permessi a lui concessi per l’assistenza ad una persona malata, non solo incappa nella concreta possibilità di perdere il suo posto di lavoro, ma rischia anche di incorrere in un’ipotesi di reato.

Interessante a questo proposito è una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 9749/2016, che vede il rigetto del ricorso da parte di un dipendente contro il licenziamento intimatogli dall’azienda per cui lavorava, la quale, tramite l’aiuto di un investigatore privato, ha dimostrato che nelle ore in cui avrebbe dovuto assistere la suocera malata in realtà andava a lavorare su alcuni terreni di proprietà. I giudici, sottolineano che l’utilizzo improprio dei permessi derivanti dalla Legge 104 giustifica il licenziamento non solo per il disvalore sociale ad essa attribuibile, ma anche per l’idoneità a ledere in modo irrimediabile il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore, a prescindere dall’entità del danno arrecato. In aggiunta, precisano che il danno causato dall’abuso di tale diritto è cagionato non solo al datore di lavoro, il quale si vede privato illecitamente della prestazione lavorativa, ma soprattutto, è un comportamento che viola le norme di convivenza sociale costringendo l’intera collettività a sopportarne il costo.

In certi casi, quindi, l’abuso di tale diritto può avere una rilevanza anche penale: ciò rende legittimo avvalersi dell’aiuto di investigatori privati per verificare se le condizioni per poter ottenere i permessi vengono effettivamente rispettate. Per operare lecitamente, tali agenzie, non devono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, ma il loro intervento è giustificato sia nel caso dell’avvenuta perpetrazione di illeciti, e quindi dall’esigenza di verificarne l’effettivo contenuto, oppure in ragione del solo sospetto o ipotesi che tali illeciti siano in corso di esecuzione.

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