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La forte esplosione della microcriminalità registrata in questi anni (secondo l’Istat furti e aggressioni sono in costante aumento) lascia nella maggior parte di noi un vuoto, un senso di precarietà e di “insicurezza” che la sola fiducia nelle pubbliche istituzioni non riesce a colmare. In effetti, come avviene da molto tempo in altri Paesi europei occidentali (se non vogliamo proprio andare a scomodare gli Stati Uniti, portatori di valori economico-sociali differenti dai nostri), anche in Italia il semplice cittadino è ormai pronto a diventare un vero e proprio utente della sicurezza.

Purtroppo, se esiste un limite perché il mondo della sicurezza, vista a 360 gradi, possa in qualche modo ritagliarsi uno spazio sempre più marcato nella società e diventare in qualche modo un’abitudine mentale per molti di noi, questo è da ricercare nella scarsa opera di sensibilizzazione all’argomento che è stata fatta presso la cosiddetta “gente comune”. Le informazioni che giungono all’utente, a colui che consuma effettivamente sicurezza, sono spesso assai scarse.

Pochissimi sanno, ad esempio, che la maggior parte dei 210mila furti negli appartamenti registrati ogni anno, quasi il 70%, secondo un’elaborazione effettuata dall’Anciss (Associazione nazionale costruttori installatori integratori di sistemi e servizi di sicurezza) su dati Istat, potevano essere evitati. Contro il ladro professionista, infatti, c’è poco o nulla da fare, ma contro i cosiddetti “balordi” basta a volte una semplice serratura di sicurezza, una porta blindata o un impianto d’allarme per sventare la minaccia e dormire sonni tranquilli. Purtroppo sono rare le persone che possiedono simili informazioni. E questo della casa è solo un esempio fra tanti, pensiamo a quanto è importante riuscire a salvaguardare le nostre informazioni o sopra ogni altra cosa l’incolumità nostra, dei nostri cari e dei nostri beni.