Falsificazione monetaria:
L'arresto all'aeroporto di Venezia di un uomo con una valigetta contenente 15mila miliardi di lire in titoli giapponesi, presumibilmente falsi e provenienti dalla Svizzera, conferma l'ipotesi avanzata giorni fa dalla Tomponzi Investigations secondo la quale in Europa si falsifica tanto e, a volte, bene. Addirittura ammonterebbe a 2.500 miliardi di lire il volume globale dei certificati di credito del tesoro contraffatti attualmente in circolazione in Italia


Circa 2.500 miliardi di lire. Questo sarebbe, secondo stime attendibili, elaborate dalla Tomponzi Investigations su dati forniti dal Nucleo operativo antifalsificazione monetaria (Noam) dell'Arma dei carabinieri e dall'Eurispes, il volume globale dei certificati di credito del Tesoro contraffatti, attualmente in circolazione in Italia. Ma, in giro, di falsi Cct ve ne potrebbero essere anche di più. Meno di due anni fa, infatti, la Procura distrettuale antimafia di Salerno è venuta a conoscenza di una grossa partita di titoli falsificati, il cui valore ammonterebbe addirittura a 5 mila miliardi di lire. "Il fenomeno - spiega Miriam Tomponzi, responsabile della Tomponzi Investigations - ha assunto dimensioni così allarmanti che, proprio di recente, il ministero del Tesoro, di concerto con la Banca d'Italia e con il Poligrafico, ha deciso di emettere un tipo di Cct diverso dal precedente e intrinsecamente più sicuro, dotato di un particolare ologramma di sicurezza". Dalle indagini della Tomponzi Investigations è emerso che registi di un simile atipico mercato sarebbero alcuni truffatori in grado di immettere nel circuito dell'economia legale i falsi titoli stampati da spregiudicati quanto abili falsari. "Vittime predilette dei loro raggiri - puntualizza Miriam Tomponzi - sono le banche e una fitta schiera di incauti risparmiatori, ai quali propongono allettanti quanto improbabili affari. Le tecniche utilizzate sono le più disparate. Per quanto riguarda gli istituti di credito, ad esempio, i falsi Cct possono essere ceduti come garanzia per accedere a finanziamenti più o meno cospicui oppure possono essere smerciati avvalendosi della complicità di funzionari infedeli. In alcuni casi vengono anche utilizzati come denaro liquido (poiché si tratta di valori al portatore) per una transazione di cui non si vuole lasciare traccia (tipico è stato il caso Enimont, dove titoli di Stato contraffatti sono serviti per coprire oscure manovre tangentizie) o semplicemente per saldare debiti di vario tipo. "Ma è attraverso la classica società finanziaria, gestita chiaramente in modo truffaldino - chiude la titolare della Tomponzi Investigations - che il più delle volte i malviventi riescono a mettere a segno le proprie operazioni". Dalle indagini dell'agenzia di investigazione capitolina, inoltre, risulta che molti titoli falsi transiterebbero dalla Svizzera prima di giungere in Italia e in altri Paesi europei.