Tomponzi, lo spione che salvò 96 bambini

"Tutto cominciò all'indomani della guerra. Un giornalista mi telefonò dopo aver scoperto una riga sull'elenco telefonico: Ponzi Tommaso, detective. Si precipitò ad intervistarmi, mi abbreviò il nome, che a me sapeva di cane, ma a lui no, esperto giallista. Al colpo di fortuna iniziale ho aggiunto tutta la mia passionaccia. Ed eccomi qua".
Così raccontava la sua favola Tomponzi, il più ingombrante - per stazza (130 chili) e tendenze poliziesche sconvenienti - ma anche il più brillante 007 privato italiano, morto nel maggio 1997. Era nato a Pola nel 1921.

"Passa per un fascistone", gli chiese in una intervista Roberto Gervaso, "lo è davvero?". "Non sono né fascistone né fascista", rispose Tom, ex combattente della Repubblica Sociale, "sono semplicemente mussoliniano. E non da oggi: da sempre". Del Duce ammirava tutto: "l'oratoria, il talento, l'intelligenza, la generosità". Se tornasse oggi - chiese ancora Gervaso - Benito cosa farebbe? "Gli italiani lo accoglierebbero a braccia aperte. E salverebbe l'Italia".

"Era fascista, ve lo assicuro", confida la figlia Miriam, fino a 21 anni tenuta "sotto chiave" da babbo ("guai se rincasavo dopo mezzanotte"), "ma diciamocelo. A tutte le ragazze italiane piacerebbe aver avuto un padre fascista come il mio: possessivo ma leale, brusco ma tenerone, introverso ma grande narratore di storie straordinarie. Come Mussolini era ruspante, genuino e sanguigno. Mi ha insegnato a tenere alla larga i voltagabbana e i leccapiedi, a rispettare gli avversari tutti d'un pezzo, come lui!.

Col papà, Miriam (secondogenita di tre figli) ha frequentato fin da bambina casa Almirante: "c'ero anch'io quando mise la mano sulla spalla del giovanissimo Fini e lo designò suo delfino".

Tomponzi, pur tra le indubbie soddisfazioni - lavorò per Rockfeller, Agnelli, Enzo Ferrari, l'Aga Khan (ma anche per i poveracci, spesso senza pretendere compensi) - non ebbe vita facile, perché mai la cercò. Ebbe invece un mucchio di nemici, ma anche tanti amici, comunisti compresi. Le Brigate Rosse tentarono di rapirgli la figlia, lo sospettarono di aver ospitato in casa Julio Valerio Broghese, l'ex comandante della Decima Mas, ai tempi dei "fantagolpe". Soprattutto gli negarono la medaglia d'oro al valor civile per l'eroica impresa di Terrazzano, vicino a Milano.

Era il 1956. Due balordi presero in ostaggio, armi in pugno, 96 bambini in una scuola elementare. La polizia schierò centinaia di uomini davanti all'istituto e lui, detective ancora sconosciuto, riuscì da solo ad arrivare ai due squilibrati e a liberare i bambini.

Miriam, nel suo ufficio romano, tiene appesa al muro la lettera di ringraziamento con le 96 firme delle mamme. Si parlò della medaglia. Ma poi scoprirono le sue simpatie politiche, si scrisse che nel portafoglio custodiva una foto in divisa da parà della Rsi e che in studio teneva il ritratto della buonanima. Lo ripagarono accusandolo di essere la mente di un piano di spioni. La solita "pista nera". Fu assolto con formula piena. "Il mondo è diventato la terra del thriller", si limitò a commentare.