Processi/Il boom degli investigatori privati

"La miglior difesa è il detective"

Gli avvocati li ingaggiano sempre più spesso. Perché indaghino e cerchino prove. E spesso ottengono risultati clamorosi. Viaggio tra i Paul Drake all'italiana. Che hanno un difetto...

La barbona fu chiamata in Corte d'assise, mise a verbale una testimonianza da manuale e fu così che vincemmo il processo". Il merito di questo happy end, sintetizzato dall'avvocato Titta Madia, va tutto a un ex maresciallo dei carabinieri, Mario Buccarella. E' stato lui, su incarico del legale, a bazzicare per intere notti intorno al Colle Oppio, rifugio dei senzatetto romani, alla ricerca della donna che aveva assistito alle umiliazioni inflitte al suo cliente, Sergio Cioin, da parte dell'uomo che egli aveva ucciso con cinque colpi di pistola. Grazie al maresciallo la condanna è passata dai 30 anni chiesti dal pubblico ministero ai 14 ormai confermati in appello.

Mentre il parlamento discute su come rafforzare i poteri della difesa, Perry Mason comincia a ricorrere a Paul Drake, strumento attualmente consentito dall'articolo 38 delle disposizioni transitorie del codice di procedura penale. Non stupisce quindi che persino uno come Giuseppe "Piddu" Madonia, boss di Caltanissetta, membro della "cupola" di Cosa nostra, imputato come mandante della strage di Capaci, si sia rivolto a un "private eye" di Vicenza, Silvio Redaelli, perché dimostri che lui non era in Sicilia quando Giovanni Falcone e la sua scorta sono saltati in aria.

"Quello della criminalità organizzata è però un campo particolare: non escludo, e l'ho segnalato alla Federpol diretta dall'ex generale dei carabinieri Servolini, che dietro l'uso degli investigatori privati si nasconda il tentativo di creare una contropolizia", è il lapidario commento di Carlo Taormina. Avvocato da campo di battaglia, lui è uno che i detective li assume, e parecchio, ammettendone i successi alterni: "Con Cerciello, mi sono serviti in parte sì e in parte no, ma nel processo per l'omicidio a Rocco Papalia, due mesi fa, mi hanno fatto portare a casa l'assoluzione".

L'opinione generale, tra gli studi legali, è che i risultati netti vengano solo nelle inchieste per reati comuni, anche se complessi, come racconta Giuliano Pisapia, presidente della Commissione Giustizia della Camera: "Lei era una signora distinta, iraniana, di 40 anni, con due figli. Si stava separando, e un bel giorno i carabinieri le trovarono in casa della cocaina. Siccome poteva permetterselo, accettò di incaricare un investigatore".
L'inchiesta privata mise in luce un complotto orchestrato dal marito, che le intercettava le telefonate e conosceva tutti i suoi orari e spostamenti, e dimostrò che c'era stato addirittura un incontro con un maresciallo dei carabinieri. La signora Gazzali, questo era il suo nome, è stata poi assolta per non avere commesso il fatto: "Potevamo procedere, e chiedere l'incriminazione di chi aveva tentato di incastrarla, ma abbiamo lasciato perdere".

Pisapia mette il dito sulla piaga quando dice che la signora poteva permettersi la spesa: il costo delle indagini è l'argine maggiore alla loro diffusione. "Quanto abbiamo pagato? Una cifra sull'ordine delle decine di milioni", ricorda l'avvocato Alessandro Gamberini. Una società produttrice di software, a Bologna, era sicura di essere stata derubata per un valore di almeno un miliardo: "Incaricammo l'agenzia Delta, che dimostrò il furto, e consegnammo i risultati al pretore". C'è chi ammette di sborsare di tasca propria, come Nino Marazzita. Famoso per la sua sortita nel caso Pacciani, dove ha messo a lavorare l'agenzia di Miriam Tomponzi e il consulente Carmelo Lavorino, direttore della rivista "Detective and Crime", Marazzita confessa di avere finanziato i propri clienti, in caso di necessità: "Guidaguy Moustafa era in carcere da sei anni, quando ho accettato di patrocinarlo. Era stato condannato per l'omicidio, a Catania, di una prostituta brasiliana. Lui sosteneva di essere stato a Milano, il giorno del delitto, e di essere stato fermato dalla polizia".

La Corte d'assise si era accontentata di interpellare la questura, ma la prova era negli archivi dei carabinieri. Moustafa era stato fermato per un'identificazione, la sera dell'omicidio, da una pattuglia dell'Arma. "Questo l'ho dimostrato con un investigatore, un battitore libero". Di quel processo, Marazzita ha chiesto la revisione.
Dopo le tariffe piuttosto salate anche per via del tempo necessario a condurre un'indagine, l'altra spina nel rapporto tra avvocati e detective è la fiducia. "La realtà americana è ancora lontana. Ad esempio, lì i grandi studi dispongono di investigatori a tempo pieno, alle loro dipendenze, dei quali l'avvocato si fida ciecamente. Da noi, ti devi rivolgere a un esterno, inizialmente sconosciuto", spiega Osvaldo Fassari. Ed Ennio Amodio, difensore di Silvio Berlusconi, che dichiara di non essere un appassionato dell'occhio privato, aggiunge: "Il limite delle loro indagini è che non hanno gli stessi poteri della polizia e che non sanno coltivare vere e proprie piste investigative". Paul Drake ne deve fare ancora di strada, per aiutare davvero Perry Mason.

Autore: Daria Lucca