Andare fino in fondo, sempre, a ogni costo: lavoro e passioni di Miriam Tomponzi, donna e detective

LA VERITÁ COME PROFESSIONE

Miriam è suo padre.
Di Tomponzi ha gli occhi pieni di sospetto e intelligenza, la bocca grande e segreta, il modo simpatico che nasconde, mica tanto, la voglia di vincere. A fare la detective nell'azienda di famiglia ha cominciato a 20 anni: oggi ne ha 40.

Voleva fare il medico.
Ma arrivata al secondo anno "alcune brutte minacce delle Brigate Rosse" l'avevano convinta a cambiare Paese. A Cambridge ha ripensato alla sua vita. Al fatto che era inutile scappare da suo padre e da quel mestiere che teneva sotto la pelle. Allora ha preso un master in criminologia e ha aperto la sua prima agenzia a Lugano. Oggi è la più parlata e la più stimata degli eredi Ponzi.
"Mio padre la chiamava passionaccia. La voglia, il virus della verità. Anch'io sono stata contagiata. Oggi però le investigazioni stanno cambiando.
Vicino all'amore per il mestiere ci vogliono la tecnologia dell'indagine, lo studio capillare dei problemi e un costante occhio alla cronaca del Paese".
Per osservare i suoi principi e desideri Miriam Tomponzi ha inaugurato poche settimane fa la sua nuova sede romana in via Veneto.

GRAZIA Signora Ponzi, si dice che lei sta rivoluzionando il modo di indagare in Italia...

Miriam Tomponzi Una volta i tradimenti e la disperazione delle mogli erano il nostro terreno. Oggi le indagini sugli affari personali sono al 18 per cento. Mentre sono salite spaventosamente le richieste di aziende che non vogliono più cadere nelle antiche trappole.

G. E cioè? E' cresciuta la sindrome della firma.
Qualunque ente affidasse un appalto veniva a scoprire, dopo aver firmato l'affare, che la società prescelta aveva legami malavitosi, oppure che vantava fondi non esistenti. Così nei nostri programmi la prima voce oggi è "Appalti Sicuri". La società prescelta dopo il nostro intervento può esibire autocertificazioni che dimostrano la sua "fedina penale" impeccabile. Un lavoro pieno di rischi. Se pensa che i mafiosi russi recentemente arrestati a Madonna di Campiglio riciclavano il loro denaro in società lecite.

G. Un altro punto caldo nelle investigazioni oggi sono le intercettazioni. Ci si può accorgere di avere il cellulare controllato?

M. P. E' impossibile. Anche se il cliente ha il sospetto di essere spiato non c'è modo di accertarlo perché il cellulare non è collegato a un filo ma trasmette nell'aria. Se invece il telefono è fisso dentro la cornetta comincia la tempesta: voci, rumori e stridori.
Allora arriva da noi il pirateggiato e si procede per la bonifica. In Occidente lo spionaggio industriale è cresciuto del 50%.

G. E quanto costa una bonifica?

M. P. Se si tratta di un appartamento, da due a tre milioni. Se invece si tratta di un'azienda il prezzo può arrivare a trenta milioni. Oggi le cimici più sofisticate vengono infilate nei computer e arrivano a contenere duemila ore di registrazione: migliaia di informazioni.

G. Con la "cimice" di Berlusconi si è scoperto che molti politici fanno indagini sui rivali. E' così?

M. P. Altroché! Un tempo capitava che i politici ti chiedevano appostamenti per sapere se mogli e amanti erano fedeli. Oggi vogliono soprattutto sapere se i loro colleghi sono fedeli al partito. E vuole saper la verità? Per noi non è una impresa ardua. Di un politico si conoscono già avversari, alleati e vizietti.

G. Lei ha anticipato anche il caso dei Cct falsi. Come ha fatto?

M. P. Ho fatto un comunicato stampa in cui mettevo in guardia la gente a non comprare Cct se non in luoghi sicuri come le banche. E parlavo soprattutto di quelli al portatore denunciando almeno 2 miliardi e cinquecento milioni di Cct falsi pubblicati non come al solito a Napoli tra Posillipo e Forcella, ma nell'Italia del Nord-Est. Be', pochi giorni dopo è stato arrestato a Venezia un giapponese che nascondeva nel borsello quindicimila miliardi in titoli giapponesi assolutamente falsi.

G. Per addestrarsi a queste nuove indagini ha dovuto abbandonare del tutto la passione di suo padre e sposare altre regole?

M. P. No, io credo che le regole e il naso devono rimanere gli stessi. Certo va aggiunto il know-how. Non puoi fare un'indagine patrimoniale senza conoscere la legge bancaria. Ma guardi, per il vero investigatore è inutile specializzarsi. Il detective è uno Zelig senza sesso. Deve poter entrare nell'anima e nei fatti della gente. Deve respirare il mondo, come scrive Agatha la grande. Basta vedere i casi incredibili che mi arrivano sulla scrivania.

G. Non faccia la misteriosa, quali casi?

M. P. Ce n'è per tutti i gusti. Vuole quello esotico? In questo momento facciamo grandi indagini sul traffico dei cani. Alcuni eccellenti esemplari di molossoidi vengono rapiti per essere trasportati nel Sud a combattere fra loro. Questo spettacolo medievale nasconde montagne di denaro in scommesse. E le lascio pensare com'è piacevole indagare fra certi gentiluomini! Inoltre, lo sa lei che quasi tutte le grandi aziende automobilistiche hanno oggi il problema della contraffazione dei pezzi di ricambio? I contraffattori arrivano dal Nord-Africa, dove c'è un grandissimo mercato del genere, pezzi di ricambio per vecchie macchine francesi. Per non parlare poi della serie terribile e drammatica del "chi l'ha visto?". Genitori disperati che cercano da anni figli minorenni scomparsi. Ma anche madri impazzite di dolore perché la figlia è stata coinvolta in giri di prostituzione. Oggi la pedofilia è un ricchissimo bacino di ricerche per noi. E le sorprese che si trovano dentro queste storie sono spesso raccapriccianti. Ci è capitato di capire che la madre o il padre erano complici e registi consapevoli. L'orrore in questo mestiere è spesso il protagonista assoluto.

G. Lei ha citato Agatha Christie. Che diceva di aver cambiato un paio di volte brani dei suoi libri perché l'orrore l'aveva trascinata troppo. Non sarebbe riuscita ad affrontarlo. A lei è mai accaduto?

M. P. Sì. Ma sono dovuta arrivare fino in fondo. Ho sofferto come un cane ma il mio mestiere mi impone equilibrio e forza. Si trattava di violenza su un bambino. E anch'io ho un figlio di nove anni. Quel bambino era in totale balia di un famiglia atroce e malata dove tutti i componenti abusavano di lui. Senza amore e senza dolore. E' un caso che mi ha cambiato la vita. L'unico in cui ho pensato che forse questo mestiere è troppo forte...

G. Domanda che le sembrerà banale: il detective non è maschio?

M. P. E' una domanda legittima, invece. Se pensa ai tempi di mio padre. Oggi le donne in questo mestiere camminano. Anzi corrono. Hanno intuito da faina, occhi lunghi, sensibilità affilata. Per loro è più facile entrare in una storia, capire una pena, sedare un dolore. Scoprire un colpevole. Hanno più passioni addosso degli uomini. Le vedono, le scoprono attaccate ai vestiti della gente. Le riconoscono. E poi la tigna. La volontà testarda di arrivare fino in fondo a ogni costo. Infine la donna è più onesta, meno corruttibile.

G. Lei ha ereditato il mestiere da suo padre. Ma nella pratica cosa le ha insegnato?

M. P. Questo mestiere l'ho respirato nei suoi racconti. Papà mi ha allevato alla scuola del sospetto. Quando indaghi su tutti, tutti diventano possibili colpevoli. La fantasia corre, il mondo diventa la terra del thriller. Non so. Mio padre mi ha insegnato tutto senza insegnarmi nulla. Forse mi ha insegnato il coraggio. Il coraggio di chi ha la coscienza pulita.

Autore: Stella Pende