Divorzio: nuove possibilità di revisione per l’assegno di mantenimento

Uno dei comparti giuridici che ha avuto minori modifiche è stato sicuramente quello relativo al Diritto di Famiglia. Negli ultimi tempi, soprattutto, si è assistito ad uno scardinamento di alcune regole basilari che hanno da sempre dettato le linee in questo contesto. Da prima la Cassazione, tramite le sue sentenze, è stata fondamentale nel ridefinire alcune ambiguità insite nelle preesistenti normative, a riadattarle ai nuovi tempi moderni ed ai cambiamenti che ne sono derivati.

Anzitutto, la durata del matrimonio è stata inserita tra i possibili fattori rilevanti per la determinazione dell’assegno divorzile (non più di mantenimento) nell’ambito della valutazione dell’autosufficienza economica. Adesso, infatti, si parla di “autosufficienza economica” e non più di “tenore di vita matrimoniale”, il che significa che al coniuge richiedente non sarà più dovuto un assegno tale da poter mantenere lo stesso stile di vita che conduceva durante il matrimonio, ma al limite, potrebbe ottenerne uno che gli garantisca il minimo indispensabile per sopravvivere, e ciò sempre che riesca a dimostrare di non avere più i mezzi o l’età per poter provvedere al proprio sostentamento in modo autonomo. In sede di separazione, il giudice ordina ad entrambi i coniugi (non più solo a chi dovrebbe versare tale mantenimento) di produrre una dichiarazione dei redditi dell’ultimo biennio, la cui mancata ricezione preclude la possibilità di ottenere l’assegno, vista l’impossibilità di valutare effettivamente la situazione economica del soggetto richiedente.

In questo quadro, un altro cambiamento fondamentale è avvenuto, per ciò che concerne l’onere della prova. Mentre prima spettava al marito (o alla moglie) a cui veniva richiesto il mantenimento provare la sua capacità (o incapacità) economica al fine di stimare l’assegno di mantenimento, adesso è l’inverso: è di competenza del coniuge richiedente provare in sede di giudizio l’impossibilità di provvedere a stesso/a in modo autonomo. Nel caso in cui dovesse riuscire a dimostrare tale impossibilità, il richiedente avrà sì diritto ad un assegno divorzile, ma che garantisca semplicemente l’autosufficienza economica.

Queste modifiche si applicano, naturalmente, anche nei confronti degli assegni di mantenimento stimati con il vecchio metodo; ciò implica la possibilità di una grande apertura verso le revisioni degli assegni già stimati. È possibile valutare l’effettiva capacità economica del coniuge che in passato è riuscito ad ottenere l’assegno, magari ai danni dell’altro che per riuscire a far fronte alla spesa incorreva in ingenti difficoltà economiche. Tra gli strumenti a cui si può ricorrere per verificare tale possibilità vi è sicuramente quello di rivolgersi ad un investigatore privato, il quale è in grado di fornire prove utilizzabili in ambito giudiziario, smascherando gli ex coniugi che continuano a percepire gli assegni di mantenimento pur potendo provvedere a se stessi o che si adagiano su tale situazione perché pensano ormai di averla fatta franca. Il ricorso a tale strumento può essere operato in concerto con l’avvocato di riferimento, in modo tale da attuare una strategia ad ampio spettro ed ottenere i migliori risultati possibili. Sono ormai tante le sentenze con esito positivo determinate dalle prove fornite in sede di indagini private, ormai sempre più utilizzate per aiutare la giustizia a fare il suo corso.

La Tomponzi Investigations & Intelligence è stata fondata a Milano, da Tom Ponzi 70 anni fa, nel lontano 1948.

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